venerdì 28 febbraio 2014

Crimea in trincea

Ieri è stato come se un scossa elettrica, di quelle che saldano i metalli, avesse attraversato i cuori. Un giorno convulso di brighe pericolose. 

Le città dai tempi dei tempi sono sempre state delle macchine di simboli, luoghi che in un tessuto di strade, colli, edifici religiosi e civili narrano una storia sacra. La storia di Sebastopoli è la storia russa. Il porto è laggiù, in fondo a via Lenin, diritta come un fuso, lavata e linda dalla pioggia, verde di alberi già fioriti e variopinta di passanti, con la sua selva di ciminiere fumose, di gru immense. La sirena di un rimorchiatore mugge nella foschia. La gente seduta dietro le vetrate dei caffè ha un'aria annoiata, testarda, di gente che aspetta l'ora della partenza chi sa per dove. I giovani di questa città pare attendano tutti qualche grande evento e i vecchi sembrano tornare da un lungo viaggio.  

 

In piazza Nakimov, la statua voltata al porto come volle Kruscev quando lo rimise in sella, la folla è già riunita davanti al palazzo della Amministrazione cittadina. Alla porta un cartello: «Kiev non è l'autorità per noi». Tipi trucibaldi in tuta mimetica, bellezze stagionate e stazzonate dalla pioggia, bandiere tante, russe. Arriva un anziano circondato, entra senza sorridere, svelto. È il nuovo sindaco, ha il passaporto russo, lo ha nominato la piazza. Quello vero, scelto da Kiev, si è «ritirato». Lo applaudono. Andrj Merkulov ha il megafono, la mimetica e l'aria da capo. «Se arrivano i treni dell'amicizia…? Allora è la guerra, ma saranno loro che hanno cominciato. Noi siamo andati a Leopoli o all'ovest per dare lezioni, comandare? Per niente. Il nuovo primo ministro Yatseniuk? Ma non conta niente: lì comandano il Settore destro, i fascisti di Svoboda».  

 

Merkulov guida le squadre di autodifesa, il rovescio di Maidan: qui difendono i monumenti russi, «sì anche Lenin, la Grande Caterina, gli ammiragli, le stele degli eroi della guerra patriottica e dei caduti in Afghanistan, l'anima di questa città, la nostra anima. Al Parlamento di Kiev, dannazione! ci sono dei nazionalisti che hanno proposto di proibire il russo, che vogliono cacciarci dal Paese». 

Irrompe, da un'auto, circondato da guardie spicce, un altro anziano. È Mironov, deputato della Duma russa. Mediatore? Messo di Putin? Passa in un boato patriottico di cori e bandiere, bocche dure, sguardi sprezzanti.  

Una voce lenta e ruvida. «Il mio bisnonno, mio nonno, mio padre sono stati marinai della flotta russa. Siamo russi, pensiamo in russo, la nostra identità le nostre radici. Adesso c'è qualcuno che ci vuole cacciar via. Guarda che qui sappiamo che cosa è la guerra, vai in giro, ci sono duemila monumenti in città che ricordano le battaglie, gli assedi, i massacri. Come vuoi che non amiamo la pace, ma…». 

 

Valentina ha gli occhi come due olive nere dall'umida lucentezza bruna; Irina, smagliante, ha occhi azzurri e pelle candida. Mi fanno attraversare la piazza dove c'è Casa Mosca, il centro culturale russo, con l'amministrazione della base navale. Nell'Ottocento era l'albergo elegante degli ufficiali. «Leggi questa lapide: qui nel 1854 ha soggiornato durante l'assedio il conte Leone Tolstoj...». «Identità, identità. Russi, ucraini uffa… sai cosa leggo: Lavrenev :… Ragazzo! Ama la rivoluzione! È la sola cosa al mondo meritevole di amore… Bello, sublime. Non ti sembra che sia perfetto anche per Maidan?». E ridono come per uno scherzo riuscito.  

 

Un porto: ecco tutto. La città non è che un sobborgo del porto, una deliziosa arnia tra la fortezze e il mare, un insieme di palazzi, alberghi, ospedali, scuole, prigioni, caserme, cimiteri, chiese, minareti, costruite nella fretta di imbarcarsi di prendere il largo prima che la flotta nemica chiuda il cerchio, un accampamento di pietra e di cemento, una raggiera di forti e magazzini dove la gente si affollava sotto le bombe, gli assedi, aspettando l'ora della partenza. 

 

La statua di Lenin, immensa, è lassù sulla collina nuda, bianca di tufo, e pare una nave arenata su un'alta scogliera, lasciata in secco dalla bassa marea. Il braccio indica il nord: come a dire, attento se sbagli laggiù c'è il gulag, la punizione. «Far saltare tutto questo bronzo e i massi e il marmo? Ma è impossibile e poi perché: è una grande fetta di storia…». 

 

Dietro la chiesa di un altro Vladimir, il santo, la sola che si è salvata dalle bizze staliniane. Mi portano nella cripta dove sono le tombe dei quattro ammiragli che difesero Sebastopoli contro inglesi e francesi. Sento delle donne che avvicinano il prete: «Padre, non sarebbe meglio cominciare a raccogliere medicine e bende? Se arrivano quelli da Kiev la chiesa diventerà certo un ospedale…». Il prete le guarda paziente: non bisogna spaventarsi prima del tempo… All'ammiragliato, nessun carro armato, sentinelle distratte, gli ufficiali russi entrano ed escono protetti dai loro chepì immensi come ombrelli. «Ma aspettate aiuto da Putin?». «Ci sono sessantamila russi in città, i marinai con le loro famiglie, che dici?».

La strada scende bruscamente, sparisce, in una nebbiolina sporca. Eccolo il mare in fondo alla grande rada, un grigio popolo di onde pronto all'ira, un mare duro, sgraziato, estraneo depositario di una antica tirannica forza. Il forte di Costantino e il suo grande cartello rosso e blu: onore alla marina russa, dietro i gabbioni di travi di ferro delle gru. Nella rada sud, una di quelle che la Russia affitta a caro prezzo dall'Ucraina, un nero sommergibile salpa, il ronzio delle eliche, il richiamo malinconico e selvaggio delle sirene, i rimorchiatori neri e piatti che, impennacchiati di fumo, scavano un triangolo schiumoso davanti alle prue di altre navi da guerra.  

Cosa c'è di più sovietico di Sebastopoli? Fino a Gorbaciov era una città chiusa, proibita persino ai russi. Parla ancora a gran voce, della Russia sovietica, delle sue glorie e dei suoi orrori, nel ferro, nella pietra, nella rabbia degli uomini. Anche qui l'uomo davanti allo Stato onnipotente è stato rimpicciolito, la sua vita è diventata una vergogna continua, uno sminuimento incessante, la sua impotenza è sigillata e non deve più scegliere. La stagnazione eternamente provvisoria, confortevole, pigra che continua anche nella rassegnazione.  

 

Merkulov fa grandi gesti di richiamo, urla, la gente si incolonna, scalpiccio di piedi, un litaniare languido: «A Simferopoli, la capitale della Crimea, la bandiera russa sventola sul Parlamento, i nostri sono entrati stanotte. I bus stanno arrivando, vieni anche tu, andiamo… andiamo a fermare i tatari, gli alleati di Kiev se tentano di riconquistarla».  

 

Il convoglio parte: canti, urla, attesa febbrile. Superiamo i posti di blocco agli ingressi della città: la replica di quanto fanno nell'ovest quelli di Maidan. Sfilano immense distese di frutteti abbandonati, ovunque capanne di calcare tirate su in fretta, innumerevoli, che sembrano non essere mai state utilizzate. Merkimov mastica amaro: «Sono i tatari… ricevono le terre come compenso per la deportazione in Uzbekistan nel 1944, montano le casupole per far vedere che è terra occupata… Sono furbi i tatari. I loro capi regolano le assegnazioni, controllano gli aiuti che arrivano dalla Turchia... sono furbi i tartari». Centomila famiglie deportate, non tutte sono ancora tornate.  

 

Andrj non ha un momento di tregua: guarda gli immensi depositi scavati nelle montagne per le munizioni e là, là ancora i cippi che Potenkin aveva piantato sul percorso della visita della sua amante imperiale, Caterina. «Tutto è nostro qui, nostro per sempre». 

 

Urla dal fondo del bus: «Yanukovich ha ordinato ai soldati e ai marinai di Sebastopoli di mettersi ai suoi ordini, dice che il presidente è sempre lui». Risate, schiamazzi. «Fascista, traditore, settanta miliardi di dollari ha rubato». 

 

«La radio dice che ci sono già i blindati russi a Temistenkoye, arriveranno prima di noi!». Il villaggio è lì, vuoto.

Ecco Simferopoli: grigi casamenti brezneviani, dal cielo gocciola la disperazione. Si scende, ci si incolonna, bandiere in testa, gladi cavalli rampanti, aquile plananti, cori: «Crimea, Russia». Il palazzo del governo sembra vuoto, una modesta barricata di mobili all'ingresso, pochi poliziotti tristi, nell'anima come sedimenti di tetri pensieri. I tatari, oggi, misteriosamente non ci sono. 

 

Chiamo il loro capo, Refat Ciubarov: che fate, dove siete? Vi sfidano. «La situazione è in movimento, non dico niente». L'oscurità cala. Sul palazzo sventola sempre la bandiera russa. «Il 25 maggio con le elezioni presidenziali ci sarà un referendum per allargare l'autonomia!». 

 

A tutto volume parte un inno, solenne, impetuoso come una preghiera. È quello che gli altoparlanti nella piazza rossa urlarono quando i soldati tedeschi arrivarono davanti a Mosca. Non ci si può toglier di dosso la materia del Tempo.

 

I partiti padronali

Non c'è nulla di traumatico nelle espulsioni e nelle fuoriuscite dei dissidenti dal M5 Stelle.  

Non avranno effetti epocali né sulla vita del M5 Stelle né sul governo Renzi. In un'organizzazione appena nata, in cui ci si conosce poco e c'è dentro un po' di tutto, le tensioni e i conflitti tra gli «eretici» e gli «ortodossi», i «dialoganti» e gli «integralisti» sono la norma.  

Beppe sa benissimo che è molto meglio avere un gruppo di parlamentari coeso e che marcia compatto, piuttosto che senatori e deputati a briglia sciolta. E sa anche che i voti continua a prenderli lui, non certo i quattro sparuti senatori di cui tra un mese non parlerà nessuno.  

 

Serrare le file e procedere compatti. La stessa strategia utilizzata da Umberto Bossi nel 1992 quando decise di far cadere il governo Berlusconi, nonostante le ribellioni assai violente dei suoi parlamentari. Ai quali non sembrava vero di aver messo piede nel palazzo… e il loro capo già chiedeva di sbaraccare tutto e andare a casa.  

Nei partiti leaderistici e personali, è il capo che detta l'agenda e decide. Chi esce rischia di cadere nell'oblio. 

 

 

giovedì 27 febbraio 2014

Atto Notarile

 

Repertorio n. 234543 Raccolta n. 17466

COMPRAVENDITA

REPUBBLICA ITALIANA

L'anno duemilaotto, il giorno trenta del mese di settembre.

In San Vitaliano alla via Nazionale delle Puglie n.269.

Innanzi a me Dottor Claudio De Vivo, Notaio in Giugliano in Campania, con studio ivi alla via Giuseppe Di Vittorio numero 141, iscritto nel Ruolo dei Distretti Notarili Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola,

SONO PRESENTI

PARTE VENDITRICE:

DE STEFANO SABATINO, nato a Roccarainola (Napoli) il 23 dicembre 1964, residente in Roccarainola alla via Sant'Agnello n.49 - codice fiscale DST STN 64T23 H433W;

PARTE ACQUIRENTE:

SODANO SILVIO ANTONIO, nato a Napoli il 2 giugno 1982, ivi residente alla via Monfalcone n.65, codice fiscale SDN SVN 82H02 F839L;

SORRENTINO MARTA, nata a Napoli il 25 novembre 1981, residente in Torre del Greco alla via Nazionale n.386, codice fiscale SRR MRT 81S65 F839T.

I medesimi, della cui identità personale io Notaio sono certo, convengono quanto segue:

Primo - DE STEFANO SABATINO, vende a SODANO SILVIO ANTONIO e SORRENTINO MARTA, che, in comune ed indiviso ed in parti uguali tra loro, accettano acquistano la piena ed assoluta proprietà della seguente unità immobiliare facente parte del fabbricato sito nel Comune di

ROCCARAINOLA (Napoli)

alla via Sant'Agnello n.49, e proprio:

- appartamento posto al piano terra composto da 3,5 (tre virgola cinque) vani catastali; confinante con detta via, con androne comune e con corte condominiale (salvo altri o più recenti confini); riportato nel Catasto Fabbricati di detto Comune al foglio 26 - mappale 82 - subalterno 7 - via Sant'Agnello n.49 - piano T - categoria A/2 - classe 6 - vani 3,5 - Rendita Catastale Euro 244,03.

La vendita segue a corpo, con tutti i connessi diritti, accessori, accessioni, pertinenze e dipendenze, servitù attive e passive, quote proporzionali delle parti comuni del fabbricato, ivi compresi i proporzionali diritti di comunione sull'androne e sul cortile, quali risultano dall'articolo 1117 del Codice civile e dal regolamento di condominio, se esistente; in definitiva il tutto viene compravenduto nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, come dal possesso, dallo stato dei luoghi e dai titoli di provenienza, niente escluso od eccettuato.

Secondo - Garantisce la parte venditrice che quanto in oggetto è di sua piena ed esclusiva proprietà e libera disponibilità ed è libero da oneri o pesi reali o privilegiati, diritti parziari a terzi spettanti ed in special modo da iscrizioni e trascrizioni ipotecarie pregiudizievoli.

Garantisce, altresì, la parte venditrice di essere al corrente con il pagamento di tutte le imposte, tasse, tributi ed oneri di qualsiasi natura, compresi quelli condominiali di natura ordinaria e straordinaria, afferenti il bene alienato ed i relativi titoli di provenienza, che, comunque, fino ad oggi, cederanno a suo completo ed esclusivo carico anche se accertati, determinati, iscritti a ruolo o liquidati successivamente e, infine, che sull'immobile non vi sono conduttori aventi diritti di prelazione ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.

Terzo - Quanto in oggetto, nella remota consistenza, è pervenuto alla parte venditrice in virtù di atto di compravendita per Notaio Emilio Ruocco di Nola del 13 novembre 1985, trascritto in Santa Maria Capua Vetere il 21 novembre 1985 ai nn.19965/17419.

Quarto - Il prezzo della presente vendita è stato convenuto in complessivi Euro 63.000,00 (sessantatremila/00), mentre il valore fiscale è di Euro 26.300,00 (ventiseimilatrecento/00) tassabile ai soli fini dell'imposta di registro ai sensi del comma 497 della legge finanziaria anno 2006 in deroga all'articolo 43 del T.U. n.131/1986, così come richiesto dalla parte acquirente.

Le parti, ai sensi del D.P.R. 445/2000, consapevoli delle sanzioni penali di cui all'articolo 76 dello stesso decreto per le ipotesi di mendacio, nonchè dei poteri di accertamento dell'amministrazione finanziaria e della sanzione amministrativa prevista, dichiarano che questo atto è stato concluso senza alcuna mediazione immobiliare e che il prezzo viene corrisposto con parte del netto ricavo del mutuo che la parte acquirente contrarrà in data odierna con la "BARCLAYS BANK PLC" con atto a mio rogito immediatamente successivo. All'uopo le parti convengono che la documentazione bancaria costituirà prova dell'effettivo ed avvenuto pagamento del saldo del prezzo ed avrà effetto liberatorio per la parte acquirente.

Conseguentemente la parte venditrice accetta la innanzi descritta modalità di pagamento e rilascia quietanza.

Quinto - DE STEFANO SABATINO, da me richiamato sulle sanzioni penali per le ipotesi di dichiarazioni mendaci, ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000 numero 445, dichiara:

-- che quanto in oggetto è stato costruito in data anteriore al 1° settembre 1967;

-- che per lavori di demolizione e ricostruzione dell'intero fabbricato di cui quanto in oggetto è porzione, in data 26 giugno 1996 è stata rilasciata dal Comune di Roccarainola, concessione edilizia n.40;

-- che per lavori di straordinaria manutenzione è stata presentata denuncia di inizio attività (D.I.A.) protocollata in data 12 settembre 2008 al numero 8277. In merito alla stessa si precisa che il Comune di Roccarainola - Servizio Urbanistica, con attestazione del 16 settembre 2008, protocollo n.8394, ha dichiarato che gli interventi urbanistici dalla stessa previsti sono conformi agli strumenti urbanistici vigenti nel Comune stesso.

Sesto - Il possesso legale e materiale dell'immobile venduto viene trasferito da oggi alla parte acquirente che da oggi ne godrà le rendite e ne sopporterà i relativi oneri.

Settimo - Si rinunzia all'ipoteca legale.

Ottavo - Ai sensi della legge 19 maggio 1975 numero 151 ed ai fini delle indicazioni richieste dall'articolo 2659 del Codice civile, le parti dichiarano:

DE STEFANO SABATINO di essere coniugato in regime di separazione dei beni;

SODANO SILVIO ANTONIO e SORRENTINO MARTA di essere di stato civile libero;

Nono - Tra le parti non intercorrono legami di parentela in linea retta.

Decimo - Imposte e spese del presente atto e delle dipendenti formalità si convengono a carico della parte acquirente.

Il presente atto, è soggetto all'imposta di registro ridotta al 3% (tre per cento) ed alle imposte fisse di trascrizione e catastali, il tutto ai sensi dell'articolo 7, comma 6 della Legge 23 dicembre 1999 numero 488, trattandosi di vendita di immobile non di lusso di cui al Decreto Ministeriale 2 agosto 1969 (G.U. numero 218 del 27 agosto 1969), effettuata in favore di persone fisiche che, a pena di decadenza, dichiarano:

- di obbligarsi a trasferire, entro 18 mesi da oggi, così come previsto dall'articolo 32 comma 12 della Legge 23 dicembre 2000 numero 388, la propria residenza nel Comune di Roccarainola (Napoli), dove è ubicato l'immobile acquistato;

- di non essere titolari, neppure in regime di comunione legale dei beni, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l'immobile in oggetto;

- di non essere titolari, neppure per quote, nè in regime di comunione legale dei beni, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà, su altra casa di abitazione da essi acquistata con le agevolazioni previste da alcuno dei provvedimenti legislativi indicati al comma primo, lettera c), della nota II-bis) all'articolo 1 della Tariffa Parte I allegata al D.P.R. numero 131 del 26 aprile 1986.

Di questo atto, in parte scritto con sistema elettronico da persona di mia fiducia ed in parte a mano da me Notaio su due fogli per sette facciate fin qui, ho dato lettura, alle costituite parti che lo approvano.

Sottoscritto alle ore dieci.

Firmato da: De Stefano Sabatino - Silvio Antonio Sodano - Marta Sorrentino - Claudio De Vivo Notaio - Sigillo.


domenica 16 febbraio 2014

Come investire

Incontro Vito Racanelli al Bar Pitti, un ristorante italiano molto alla moda nella zona sud di Manhattan, arredato come una trattoria, dove polpette e spinaci sono eccellenti e così la panna cotta. Non è facile trovare un tavolo se non sei una stella del cinema o un cliente di vecchia data. Racanelli ha studiato Psicologia, ma ha abbandonato perché da quando aveva 11 anni voleva fare lo scrittore. È diventato un giornalista quando ha scoperto che veniva pagato per scrivere. 

«Ho iniziato in un giornale greco-americano negli Anni Ottanta, poi sono passato a Energy User News perché avevano una sede italiana (ma non mi ci mandarono). Passai quindi a Dow Jones News e all'Associated Press Dow Jones e nel 1994 fui trasferito a Milano. Nel 1997 sono tornato a New York e ho iniziato a lavorare a Barron's».  

 

Lo puoi descrivere?  

«Io dico che è il miglior settimanale finanziario del mondo perché fa molte ricerche, ha un approccio di alto livello all'investimento e parla a nome dei migliori investitori del mondo». 

 

Hai iniziato con i mercati europei?  

«Sono stato il commentatore europeo per 11 anni e ora lo sono per gli Usa. Ogni settimana cerco di dare ai miei lettori una o due idee accattivanti per investire. È ciò che vogliono da me. Ho un buon ritorno. Nel complesso, compreso Internet, abbiamo 500 mila lettori. Gli investitori statunitensi sono abbastanza campanilisti. I singoli titoli delle società straniere non sono molto popolari». 

 

Negli Stati Uniti chi compra azioni?  

«C'è un'antica tradizione, ricevo anche lettere di camionisti e vedove, anche se il mercato è volatile, richiede un approccio a lungo termine, 3-5 anni, talvolta di più. E ci sono gli speculatori e gli investitori». 

 

Qual è la differenza?  

«Uno speculatore deve prestare attenzione al mercato 24 ore al giorno e sette giorni su sette perché cerca il profitto immediato. È un lavoro che richiede tutta l'attenzione possibile. L'investitore è uno che pensa a lungo termine e cerca una società che farà profitti nel tempo. Gli speculatori acquistano di preferenza azioni insolite. Adesso per esempio sono di moda le biotecnologie, così come dieci anni fa era in voga il settore tecnologico». 

 

Hai detto che gli investitori statunitensi sono meno interessati al resto del mondo. Ma l'economia americana dipende anche dai mercati esteri?  

«Da un punto di vista psicologico è vero: La realtà è che appena il 5% circa delle esportazioni Usa va verso i mercati emergenti e verso la Cina. L'Europa è un mercato molto più importante. Il 40% dei profitti di McDonald's viene dall'Europa, ma l'americano medio non lo sa. Ecco, io provo a spiegare ai miei lettori quello che non sanno». 

 

Cosa dovrebbero fare i piccoli investitori quando il mercato crolla?  

«Primo, portare pazienza, secondo acquistare a buon mercato titoli che piacciono. Ci vuole coraggio. Da marzo 2009, quando la crisi era al culmine e tutti dicevano che il mondo stava finendo, la Borsa Usa è salita del 170%. Warren Buffet dice che il mercato azionario è un casinò a breve termine e nel lungo termine una bilancia. A lungo termine, il capitale va ai migliori investimenti». 

 

 

domenica 26 gennaio 2014

Bertinotti e le elezioni

Bertinotti pensiero sulle elezioni prossime e future e sulla ricostituente di una sinistra alternativa:


Personalmente, non ritengo più che le elezioni di qualsiasi ordine e grado oggi in Europa di fronte a questa democrazia sospesa abbiano una grande capacità di risoluzione dei grandi problemi politici aperti. Né penso, anche per esperienza personale dall'Arcobaleno in poi, che l'appuntamento elettorale sia suscettibile di essere piegato alla realizzazione dell'obiettivo di colmare il vuoto esitente in Italia con un nuovo soggetto potilico di sinistra anticapitalistica adeguata a questa fase. Insomma, una Syriza italiana non penso che nasca per vie elettorali. Tuttavia, in una condizone in cui l'elettorato di critica rischia di avere due sole prospettive, o l'astensione o il voto per le formazioni tipo Grillo, la messa in campo di una lista che nasce e vive sul conflitto oggi realmente aperto tra questa Europa reale e il delinearsi di un'altra possibile Europa, sarebbe una necessità e una possibilità.

 

martedì 21 gennaio 2014

É morto a tre anni

Non perdiamo troppo tempo a parlare degli assassini,secondaria manovalanza del massacro. Protagonisti sono le vittime e specialmente Nicola. È morto a tre anni e la sua morte grida vendetta più del sangue di Abele, ma non è giusto pensare solo alla vita che non ha avuto. Anche la sua esistenza, come dice una pagina memorabile di Stefano Jacomuzzi a proposito di un bambino morto per malattia, è stata «piena di fatti, di parole, di sentimenti, voglie, grida, risa, pianto, corse, gioconde ghiottonerie, interrogazioni, stupori». In quei suoi tre anni Nicola probabilmente ha vissuto più dei suoi automi assassini. È soprattutto lui che conta in questa storia. Quanto ai suoi boia, per fortuna il Signore che accarezza i bambini è anche quello che ha sterminato con una lava di fuoco Sodoma e Gomorra. Talvolta viene da sperare che l'inferno davvero esista e sia eterno. 

 

lunedì 30 dicembre 2013

trilogia di Kiéslowski

L'apparizione di un mistero, affascinante, coinvolgente: questa era stata la sensazione provata dal pubblico europeo fin dalla prima rivelazione del talento del polacco Krzyisztof Kiéslowski con "Il Decalogo", nel 1989. Tra il 1992 e il 1994 escono tre film di Kiéslowski e dello sceneggiatore Krzyisztof Piesiewicz dedicati ai tre colori della bandiera francese e ai tre principi della Rivoluzione del 1789: libertà, uguaglianza, fraternità. Il "Film Rosso", l'ultimo, rappresenta quindi la summa dell'intero progetto artistico e, purtroppo, fatalmente, dell'intera opera del regista. Questi infatti è morto appena due anni dopo. 

La trama del "Film Rosso" sembra, a parole, apparentemente semplice. Una modella in cerca di se stessa, un giovane giudice imprigionato in una relazione sentimentale poco soddisfacente incrociano le proprie esistenze secondo una serie di infiniti capricci del caso, finché il caso stesso non muta in destino e i due, scampati all'affondamento del traghetto sulla Manica sul quale viaggiavano separatamente, si incontrano e si innamorano. Chi si aspettava una elucubrazione su concetti filosofici si trova di fronte, nella trilogia, come già nel caso del "Decalogo", a storie che seguono le vicende di personaggi comuni, immersi nella quotidianità dell'Europa post guerra fredda. La stessa rappresentatività dei casi scelti sembra essere messa in dubbio da Kiéslowski quando il regista, nel finale del "Film rosso", ci rivela che i personaggi dei tre film corrispondono a sei superstiti del naufragio del traghetto sulla Manica. Forse sarebbero state ugualmente significative altre vicende e l'atto arbitrario di restringere il campo (simile a quello secondo cui nel "Decalogo"ci si occupava degli inquilini di uno stesso palazzo popolare di Varsavia) non può negare la verità che ogni uomo nasconde una storia degna d'essere raccontata. 

Il fascino di questa vicenda sta nel senso di mistero di cui, ancora una volta, Kiéslowski riesce a caricare la propria opera, facendo presagire anche allo spettatore più distratto che il film presenti diversi piani di lettura. Uno, piuttosto evidente, è suggerito dal terzo personaggio della vicenda, il giudice in pensione interpretato da Jean-Louis Trintignant, ed è di natura etica. Kiéslowski si rifiuta, come nel "Decalogo", di interpretare l'argomento secondo una facile chiave politica (pensate a quanto sarebbe stato facile segnalare le violazioni dei Comandamenti o dei principi democratici da parte della classe dirigente), ma si propone invece problematiche di natura morale. In questo caso il giudice, incontrato per caso dalla giovane Valentine (che ha investito il suo cane con l'auto) e sorpreso da lei nell'attività di intercettare le conversazioni telefoniche dei vicini, pone subito lo spettatore di fronte a un dilemma molto amaro. L'intrusione voyeuristica nelle vite degli altri è certo riprovevole (e la reazione di Valentine è di profondo sdegno), ma non lo è anche il ritegno della ragazza nell'avvisare i vicini stessi? Peggio ancora: l'uomo, profondamente amareggiato dalla vanità della sua passata professione ("il solo pensare che si possa decidere cosa è vero e cosa non lo è oggi mi sembra un atto di presunzione"), dall'inutile tentativo di stabilire i confini del bene e del male in un mondo che gli si rivela sempre più opaco, sembra sfruttare le intercettazioni come una costante conferma della propria disaffezione nei confronti della gente, investendo anche la giovane con la forza della propria filosofia negativa. Da un punto di vista etico si propone quindi un interrogativo durissimo sulla stessa possibilità non solo di esercitare la giustizia ma anche di commettere un semplice atto di bene nei confronti del prossimo, che non sia vanificato dalla complessità delle cose. Di fronte allo sgomento di questa manifestazione di esperienza delusa si pone lo sdegno della donna, la sua convinzione che "la gente non è cattiva" e che la vita sia di fatto un campo aperto alle infinite possibilità dell'azione umana. Un dilemma che è anche un confronto tra due atteggiamenti verso la vita, quello di un uomo maturo e quello di un giovane. Questo livello di lettura non fa però che sfiorare un'angoscia che pervade il film e che caratterizzava tutto il film "Blu": l'ossessione dei dialoghi telefonici (spesso deludenti e vacui) tra i personaggi, e peggio ancora delle intercettazioni, il ripetersi dei raccordi di suono e dei rumori diegetici come inquietanti elementi narrativi rimanda all'incubo ben più vasto della solitudine, della separazione dagli altri che è l'unico elemento ad accomunare veramente le tre figure principali. Questa era la problematica"libertà" che Kiéslowski aveva analizzato nel primo film della trilogia, confrontandosi per la prima volta con una società occidentale dove sembrava emergere sempre di più l'impossibilità del contatto col prossimo, l'isolamento accentuato dai mezzi tecnologici (basti pensare all'onnipresenza, in quel film, della televisione), il solipsismo. Allo stesso modo l'"uguaglianza" si trasformava, nel "Film Bianco"della Polonia post comunista, in una situazione dove "tutto può essere comprato", l'uomo è dominato dalle cose e trasformato anch'egli in oggetto . Kiéslowski non risparmia all'Europa della trilogia critiche meno feroci di quelle riservate al regime polacco in opere come "Destino cieco" e "Senza fine" negli anni Ottanta, solo in relazione alla forte negatività dei primi due film il "Rosso" può essere considerato una luce di speranza. In "Film Blu" l'apertura agli altri della protagonista avveniva con un estremo atto di generosità, qui invece la dolcezza e l'innocenza del personaggio interpretato da Irene Jacob sono un elemento presente fin da subito, in grado di far da contraltare rispetto al dubbio doloroso del personaggio maturo. Il giudice, di fronte all'accusa della ragazza ("per lei si può solo provare pietà"), si auto-denuncia, spezzando così il muro della non interazione con il prossimo. Il rapporto tra i due si intensifica, lui la attrae a sé, ed ognuno dei due sembra trovare qualcosa di necessario, mancante o perduto. Il tema del voyeurismoci rimanda quindi ad un ulteriore livello di lettura, quello suggerito dal confronto con un'altra opera di Kiéslowski, "Non desiderare la donna d'altri"(titolo italiano della versione estesa, per il cinema, di "Decalogo 6 - Non commettere atti impuri"). In quel film un ragazzo si innamorava di una donna spiandola con un cannocchiale. Costretto a rivelarsi, sembrava quasi essere distrutto nella sua illusione romantica dal cinismo della donna, la quale però, nel finale, andava a trovarlo a casa e , guardando dal cannocchiale verso la propria finestra, vedeva l'immaginaria sequenza di un possibile futuro insieme. L'uscita dall'isolamento per Kiéslowski non vuol solo significare un problema etico, ma una questione d'amore, inteso come condivisione della propria vita con gli altri. Dalla condivisione nasce la rivelazione di se stessi: il giudice confessa a Valentine che la sua amarezza nasce in realtà da un tradimento amoroso subito in gioventù, la ragazza sembra prendere coscienza di sé e del suo ruolo nel mondo, risolvendosi a tornare da Ginevra (dove il film è ambientato) in Inghilterra, per aiutare il fratello tossicodipendente. Il motivo voyeuristico muta in sguardo appassionato, d'amore: i raccordi di sguardo (che riguardano anche una foto immensa in cui Valentine è ritratta su sfondo rosso per una pubblicità) sono quelli che collegano la ragazza al giovane giudice nel gioco infinito di intrecci a vuoto che i loro due destini subiscono. Il personaggio del ragazzo, Auguste, andando incontro alla scoperta del tradimento da parte della fidanzata, si rivela una figura parallela a quella del vecchio giudice: un alter ego, o un'altra possibilità della stessa storia. Quando Valentine chiede al giudice che cosa possa fare lei per aiutare veramente il fratello, questi le risponde "può fare una cosa. Esserci": è possibile quindi, in questo film, esserci per gli altri, predisporsi a condividere parte delle nostre vite con essi. Più di questo non è dato: nel caso di Auguste l'amore troverà il modo di mutarsi da possibilità in destino, con l'incontro tra lui e Valentine sul traghetto. Nel caso del giudice l'amore sentimentale non si è mutato in atto ("Sì, smisi di credere. O forse semplicemente non incontrai...non incontrai lei?"dice alla giovane), e il meccanismo consolatorio funziona solo in apparenza. Per lui è venuto però, attraverso l'incontro tardivo con l'"innocente" Valentine, il richiamo a un amore più vasto e duraturo di quello sentimentale: la fraternità col prossimo. L'ultimo livello dell'interpretazione riguarda Kiéslowski stesso: se la dimensione dell'amore è lo sguardo, allora il primo a condividere le vite di tutti questi personaggi è proprio il regista - voyeur che ne segue le esistenze passo passo, con partecipazione commossa, facendo del cinema stesso un atto d'amore e fraternità. Il mistero del destino che ci unisce e ci divide, della rete infinita di legami che uniscono ogni destino agli altri, è resa dal regista attraverso i mezzi del cinema: il montaggio, la luce, il colore (basti seguire la rete di rimandi del colore rosso), a creare un senso di infiniti deja vu, di corrispondenze quasi subliminali. E' necessaria infatti una fitta rete di rimandi visivi per rendere quel senso di fatalità che è l'anima del film: si noti il ritorno puntuale di una serie di immagini di cose e luoghi come l'auto rossa di Auguste, la strada che porta alla casa del giudice, il manifesto che ritrae Valentine. Allo stesso modo, per trasmettere l'idea di due esistenze (quella di Valentine e quella di Auguste) che si svolgono quasi in parallelo, vicine ma senza piani di tangenza, è necessario un uso mirato del piano sequenza, per cui le vicende del ragazzo si svolgono spesso in secondo piano rispetto alla presenza della protagonista nella stessa immagine, oppure attraverso il filtro di una finestra. Ampi movimenti di macchina, sempre all'interno del piano sequenza, sottolineano invece il rapporto di attrazione e repulsione tra la ragazza e il giudice nei confronti più drammatici che si svolgono all'interno della casa di lui. L'idea del doppio è resa anche dal ripetersi della vicenda del giudice - amante tradito, raccontata a parole nel caso di Trintignant e invece vissuta dallo spettatore insieme ad Auguste grazie ad un altro lungo movimento della macchina montata sulla gru Technocrane. Ma duplici sono anche i rimandi interni all'opera di Kiéslowski, dai più evidenti come l'uso della stessa attrice di "La doppia vita di Veronica"(Irene Jacob) alle cose più marginali, come la vecchina che cerca di gettare la bottiglia di vetro, già presente, non aiutata da nessuno, in"Non desiderare la donna d'altri", e qui soccorsa da Valentine. Tutto l'intreccio del "Film Rosso" si svolge attraverso la figura del giudice: la decisione di Valentine di salvare il cane e riportarglielo innesca infatti una catena di conseguenze decisive. La fidanzata di Auguste conosce l'uomo con cui lo tradirà proprio al processo per le intercettazioni seguito all'auto-denuncia di Trintignant, la decisione di prendere il traghetto (su cui conoscerà Auguste) viene suggerita alla ragazza sempre dal vecchio giudice, come se questi presentisse l'occasione di veder realizzato finalmente, attraverso i due giovani, il suo amore mancato. La figura del giudice è quasi demiurgica, simile a quella, analoga, del marionettista ne "La doppia vita di Veronica", tanto che la ragazza gli si rivolge chiedendo "Ma chi è lei veramente? Come fa a sapere tutte queste cose?": è una sorta di regista interno al film. 

Ma Kiéslowski non è un demiurgo che instaura l'ordine nell'universo dei suoi personaggi, anzi: lui si abbandona, come loro, al mistero stesso dell'esistenza, rappresentandolo nel modo più naturale, attraverso una rete di "segni, segnali/ ben poco importa se oscuri". Queste parole sono tratte da una poesia, "Amore a prima vista" di Wislawa Szymborska, che viene letta per caso da Kiéslowski dopo l'uscita del film e che è da lui commentata così: "E' una poesia che parla esattamente di "Film Rosso". Ed è la prova che due persone che non si conoscono, non hanno nulla a che fare l'una con l'altra...sentono come importante nello stesso tempo una stessa cosa, pensano che la stessa cosa possa costituire l'oggetto di una poesia o di un film. Come questo succeda, non lo so."Complementare al motivo esistenziale di Kiéslowski è quello etico dello sceneggiatore e sodale Piesiewicz: "La fraternità è quel terzo elemento a cui ci avviciniamo in fondo con ottimismo, che diamo come possibilità, forse un po' idealisticamente, ma che cosa si può fare oggi, se non farsi carico di un sentimento come questo e portarlo avanti?". Chissà cosa direbbe Kiéslowski del 2009. Poco dopo l'uscita del "Film Rosso" si è invece ritirato a vita privata, dichiarando di non aver altro da dire come regista. Come in uno scherzo tragico del destino in uno dei suoi film, subito dopo un primo attacco di cuore lo ha costretto a una degenza casalinga, poi un secondo l'ha portato via, il 13 marzo del 1996. Se tutto quel che si può fare è "esserci" si può dire che Kiéslowski c'è stato, che i suoi film ci sono ancora. Nessuno che li abbia amati veramente può accettare fatalisticamente di non vederne più uno nuovo o credere sul serio che egli avesse concluso, come diceva, la sua opera. Il significato profondo di questa si può racchiudere nelle frasi di San Paolo che egli fa cantare nel "Concerto per l'Europa Unita" sul finale del "Film Blu":"E quando avessi il dono della profezia/ e conoscessi tutti i misteri/ avessi tutta la fede/ per trasportare le montagne/ se non ho amore/ non sono nulla".